1626–oggi · Quattro secoli di fonti
Il mito che attraversò i secoli
Da un’osteria genovese citata da Cervantes ai versi di D’Annunzio: come una storia locale è diventata un racconto internazionale, documento dopo documento.
Aggiornato il 24 luglio 2026 · Redazione Fiera del Vino di MontefiasconeRisposta rapida
Da dove viene la leggenda dell’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone?
Secondo la tradizione popolare, nel 1111 il vescovo tedesco Johannes Defuk viaggiava al seguito dell’imperatore Enrico V verso Roma. Il suo servo Martino lo precedeva nelle locande, assaggiava il vino e segnava con la scritta “Est” (dal latino “c’è”, cioè vino buono) le porte dei locali migliori. A Montefiascone il vino fu talmente apprezzato che Martino ripeté il segno tre volte: Est! Est!! Est!!! Defuk, secondo il racconto, ne bevve così tanto da morirne nel 1113, e fu sepolto nella chiesa di San Flaviano sotto un epitaffio scritto dallo stesso servo. Gli storici del vino considerano oggi la vicenda un mito, non un fatto documentato: quello che è invece verificabile è come questa storia sia stata raccontata, riscritta e diffusa nei secoli attraverso libri, giornali e poesie, dall’inizio del Seicento a oggi. Questa pagina ricostruisce quel percorso, citando le fonti originali raccolte nella compilazione di pubblico dominio di Quinto Ficari, Est Est Est (2020).
1634
Il frammento più antico
Un’osteria a Genova,
prima ancora della leggenda
Il primo riferimento scritto al vino di Montefiascone non racconta affatto la leggenda di Defuk: è solo un dettaglio in un racconto di Miguel de Cervantes.
Nel 1634 una traduzione italiana delle Novelas Ejemplares di Cervantes descrive un’osteria genovese dove, tra le bevande offerte agli avventori, compare il vino di Montefiascone. È la prova che la fama del vino precedeva già la leggenda che oggi la spiega: la storia del vescovo bevitore arriverà solo un secolo più tardi, per dare un nome a una reputazione già consolidata.
Seicento e Settecento
Il personaggio prende forma
Nel 1743 il poeta inglese Vincent Bourne cita il vino di Montefiascone come bevanda da offrire agli ospiti, e nel 1779 Francesco Redi racconta di un “Signore Oltramontano” morto per averne bevuto troppo, identificandolo con il nome latino “Joannes de Fuccharis”. È la prima volta che il protagonista riceve un’identità precisa, destinata a cambiare ancora molte volte nei decenni successivi: tedesco, poi conte, poi legato ai banchieri Fugger di Augusta.
Ottocento
Il mito diventa virale
Nell’Ottocento la storia si moltiplica e viaggia. Nel 1806 il Dr. Johnson la include in una raccolta inglese di epitaffi; nel 1824 il poeta tedesco Wilhelm Müller ne scrive una lunga ballata; nel 1841 la rivista londinese The New Monthly Magazine ne pubblica una versione comica. Nello stesso periodo la vicenda compare sul New York Mirror (1833) e sul Perth Gazette australiano (1835): un secolo prima di internet, la leggenda di un vescovo morto di vino a Montefiascone circola già tra tre continenti.
Nomi illustri
Dalla cronaca alla letteratura
Tra Ottocento e primo Novecento la storia entra anche nei classici: Gabriele D’Annunzio la richiama ne Il trionfo della morte (1896), Antonio Fogazzaro in Piccolo mondo antico (1896), e la vicenda compare persino nelle Memorie di Giacomo Casanova e negli scritti in prosa di Henry Wadsworth Longfellow. Da racconto locale a riferimento condiviso da alcuni tra i nomi più noti della letteratura europea e americana.
Leggenda, non cronaca
Perché lo raccontiamo così
Nessuno di questi testi documenta un fatto storico verificato: raccontano piuttosto come una storia sia stata riscritta e resa sempre più memorabile nel tempo. Per la storia della denominazione e del territorio, verificabile nei documenti ufficiali, la pagina di riferimento resta Storia e vino.